Ansia e attacchi di panico in adolescenza

L’adolescenza è per eccellenza il periodo evolutivo maggiormente caratterizzato dal caos emotivo, in cui tutte le emozioni vengono vissute e percepite all’ennesima potenza. Di conseguenza, tutti questi movimenti interiori possono a generare degli stati d’ansia, proprio perché si sta diventando grandi ma ancora devono svilupparsi e affinarsi gli strumenti per gestire al meglio il proprio mondo interiore.

Quando si può parlare di ansia patologica e quando di ansia comune?

Cominciamo col dire che l’ansia non è di per sé patologica. Al contrario è un vissuto che ci segnala uno stato di allarme e ci prepara a mobilitare le nostre risorse per fronteggiare a uno stimolo esterno percepito come pericoloso.

L’ansia diventa patologica nel momento in cui è pervasiva, ovvero quando lo stato di allarme rimane attivato a lungo, anche nel momento in cui non ci sono stimoli esterni minacciosi. Questa condizione genera nel soggetto uno stato di vigilanza e iper-attivazione continua. Oppure, l’ansia può diventare patologica quando l’intensità con cui si manifesta raggiunge apici troppo elevati, sproporzionati alla situazione che si sta attraversando. In questo secondo caso, si verificano attacchi di panico.

Quali sono le statistiche del disturbo negli adolescenti?

L’ansia in età adolescenziale è molto diffusa. Questo si verifica perché l’adolescenza è una fase del ciclo di vita in cui i ragazzi sono chiamati a fronteggiare una moltitudine di cambiamenti e spesso le risorse a disposizione per affrontarli sono ancora da affinare.

I dati a disposizione mostrano un’incidenza dei disturbi d’ansia di circa il 18% della popolazione giovanile e del 16% per quanto riguarda gli attacchi di panico. Inoltre, i dati più recenti legati alla pandemia che stiamo vivendo hanno evidenziato un’impennata di questi disturbi, derivati soprattutto dall’interruzione dei legami sociali, fondamentali in questa fase di vita.

È possibile considerare l’ansia come qualcosa che non va più bene?

L’ansia non deve essere vista necessariamente con un’accezione negativa. L’ansia viene in pace e ha un messaggio importante da dirci: qualcosa nel nostro mondo interiore non sta venendo ascoltato e non riesce a trovare il giusto modo per emergere.

L’ansia è quindi legata a una difficoltà di leggere e dare un nome ai vissuti emotivi che si sperimentano. Dobbiamo tenere presente che in adolescenza le emozioni vengono vissute con un’intensità molto elevata. Il che ci permette di comprendere il perché l’ansia sia molto diffusa tra i giovani. Sono infatti tanti i cambiamenti che avvengono negli adolescenti, sia a livello ormonale che mentale, ed è difficile per un ragazzo avere tutti gli strumenti per leggere e gestire il proprio mondo emotivo.

Altre volte l’emergere di questo stato emotivo può essere legato anche ad alcuni ideali del sé che necessitano di essere ridimensionati. Pensiamo ad esempio all’ansia da prestazione: spesso, infatti, nell’adolescenza un altro tema cruciale è il ridimensionamento degli ideali del sé che derivano dalle aspettative di cui il soggetto è stato investito durante l’infanzia da parte di genitori e parenti.

L’adolescente, dunque, si trova a dover fare i conti con il sé reale che spesso ha una discrepanza rispetto a quello ideale. Questo porta il ragazzo a confrontarsi sempre di più con gli altri e anche con se stesso per quanto riguarda le prestazioni in ambito scolastico, sportivo, sociale e relazionale. Così facendo, genera delle forme di ansia difficili da gestire che durante l’adolescenza possono sfociare in un blocco evolutivo.

Quali pensieri possono insorgere in un adolescente che sperimenta un attacco di panico?

L’ansia in età adolescenziale presenta caratteristiche molto simili a quella sperimentata in età adulta. Infatti, si evidenziano soprattutto sintomi psicosomatici come mal di pancia, vertigini, disturbi gastro-intestinali, emicranie.

Durante un attacco di panico, poi, emerge solitamente una paura intensa con sintomi come tachicardia, dispnea, vertigini, tremori, dolori al petto, pianto e iperventilazione. In alcuni casi si arriva anche a vivere degli stati di depersonalizzazione e derealizzazione.

Il pensiero principale che emerge durante un attacco di panico è la paura di morire, di soffocare, di non riuscire quindi a superare quel particolare momento. Questo porta il soggetto a vivere in uno stato continuo di allarme e vigilanza e a mettere in atto condotte di evitamento rispetto alle situazioni e ai contesti in cui si sono verificate le crisi. Ad esempio, l’adolescente che vive un attacco di panico a scuola, tenderà successivamente a evitare l’ambiente scolastico per paura che quello che ha vissuto possa ricapitare e che, di nuovo, non sia in grado di gestire la situazione.

Ansia e attacchi di panico in adolescenza
Ansia e attacchi di panico in adolescenza

Cosa può fare la famiglia?

È importante cogliere i primi campanelli d’allarme. Nel momento in cui vediamo nostro figlio che modifica i propri modi abituali, evita di andare in determinati luoghi o di uscire come faceva prima, dobbiamo iniziare a indagare l’origine di quello che sta accadendo. 

Stare vicino a chi soffre di disturbi d’ansia non è facile e a volte può metterci in crisi, proprio perché non sappiamo cosa dire per far stare meglio l’altro. Spesso, frasi del tipo “Stai calmo” o “Non farti prendere dall’ansia”, sono controproducenti e anzi rischiano di sortire l’effetto opposto.

Al contrario, può essere utile comunicare la nostra vicinanza emotiva, offrendo così un contenimento necessario per aiutare l’altro a ritrovare la tranquillità. Ad esempio, potremmo dire “Sono qui con te, non accadrà nulla” per comunicare uno stato di sicurezza, oppure “Non c’è niente di male a sentirsi in questo modo”, “Come posso aiutarti per farti stare meglio?”. Bisogna insomma tentare di normalizzare la situazione, evitando l’insorgere del senso di colpa per la problematica sofferta.

Quindi, il compito principale della famiglia è quello di offrire una cornice affettiva di senso, in cui l’altro possa veder riconosciuta e legittimata la propria sofferenza.

Cosa può fare la scuola?

Anche in quest’ambito è fondamentale riconoscere i primi segnali di cambiamento nel comportamento degli adolescenti. Sempre più spesso a scuola si osserva la manifestazione tra i più giovani di un’ansia da prestazione, legata a una serie di aspettative e investimenti relativi al mondo scolastico.

Anche il confronto con i pari può causare vissuti ansiosi, perché l’adolescente vive la competizione non solo sul piano della prestazione scolastica ma anche sul piano sociale ed estetico. I modelli di successo e popolarità portano gli adolescenti a misurarsi e a confrontarsi con gli altri soprattutto su questi livelli, con il rischio di sviluppare dei vissuti di sofferenza emotiva nel momento in cui non risultano vincenti.

È importante che gli insegnanti prestino una particolare attenzione al vissuto emotivo dei propri studenti, offrendo anche un ascolto nel momento in cui viene richiesto dal ragazzo. Per questo motivo è cruciale fare rete, nel momento in cui ci si accorge che c’è qualcosa che non va. Quando ad esempio un alunno manifesta eccessiva ansia nel venire a scuola e nel vivere le relazioni con i compagni di classe, sarebbe opportuno che gli insegnanti ne parlassero con la famiglia. In questo modo si potrebbe capire se anche a casa hanno notato dei cambiamenti, o se è successo qualcosa di particolare che possa aver causato l’emergere di uno stato di sofferenza nel ragazzo.

Quando ci si accorge che l’ansia provata dal ragazzo diviene disfunzionale, nel senso che impedisce all’adolescente di vivere normalmente la propria quotidianità, allora è importante cercare di coinvolgere un professionista.

Articoli Correlati

Hai bisogno di
informazioni?

Sono Noemi, se vuoi puoi mandarmi una email, scrivermi su Facebook, Instagram o Whatsapp. Puoi anche chiamarmi al telefono tra le 9:00 e le 18:00!