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IL COVID-19 E LA SINDROME DELLA CAPANNA

Da un giorno all’altro, a causa della paura del contagio, abbiamo ridotto e rinunciato agli scambi interpersonali più comuni, più naturali, sino a sperimentare un senso spiacevole di isolamento sociale e umano, perdendo riferimenti protetti e sicuri; nonostante il ricorso, sempre più popolare, ad applicazioni di messaggistica e videochiamate. L’incertezza e la paura hanno caratterizzato i nostri giorni di quarantena. Abbiamo modificato le nostre abitudini riorganizzando la giornata, abbiamo maturato numerose preoccupazioni di carattere lavorativo e burocratico portando avanti recenti e alternativi equilibri. Non è stato facile, certo, ma in questo momento dove stiamo affacciandoci ad un “principio di ripresa” può capitare che alcuni aspetti della vita quotidiana si dimostrino più difficili da gestire e comprendere.

La Sindrome della capanna?

Dopo un periodo di isolamento sociale è possibile che fare ritorno alla quotidianità sia più complicato del previsto ovvero che si avverta un rifiuto nei confronti del mondo al di fuori, quel mondo “conosciuto e allo stesso tempo oggi sconosciuto”. Chi sperimenta la Sindrome della Capanna vorrebbe ripararsi dal mondo esterno rimanendo all’interno della propria “capanna”, del proprio mondo “sicuro”, rifuggendo da quell’ansia esperita proprio in relazione all’eventualità di una passeggiata o di un’uscita con gli amici o, più semplicemente, in relazione all’uscire di casa. Irritabilità, tristezza, sonnolenza e difficoltà di concentrazione sono solo alcune delle manifestazioni più note della sindrome.
E’ bene tenere a mente che la situazione di emergenza non si è ancora conclusa e, quindi, avvertire il timore di ammalarsi o avvertire il timore di riprendere in mano tutte quelle abitudini e passioni personali, nonché i rapporti interpersonali, può rappresentare una forma di resistenza o di disagio in riferimento a quanto trascorso.

E’ una malattia?

Questa condizione non si annovera tra i disturbi mentali presenti nella nuova edizione del DSM ma si configura come una naturale conseguenza dell’isolamento, risolvibile con il passare del tempo, solitamente nel giro di qualche settimana, e con la ripresa ad una sana “normalità” quotidiana.

Cosa fare per superare questa condizione?

  • Accogli le tue emozioni:
    accetta quello che provi, per quanto difficile, cercando di considerarlo come una normale conseguenza del periodo appena vissuto e non ancora del tutto superato;
  • Organizza la tua giornata:
    pianifica le tue abitudini, organizzandole in base alle tue esigenze, sapendo che potrai cambiarle di volta in volta in base alla tua giornata o al tuo umore;
  • Attendi un po’ di tempo:
    la soluzione migliore è quella di darsi del tempo e ricominciare gradatamente. Non c’è un tempo più giusto o un tempo meno giusto, c’è solo il proprio tempo;
  • Parlane con un amico:
    confidarsi e confrontarsi con una persona amica può essere d’aiuto nel ridimensionare timori e smarrimenti;
  • Chiedi aiuto:
    se dovessi avvertire la sensazione di non riuscire a farcela da solo/a, chiedi aiuto a un esperto per ricevere il supporto necessario.

Conclusioni

Attraversare una condizione inattesa e complessa, come quella sperimentata durante la pandemia, può lasciare dei segni all’interno di noi ed evidenziare qualche piccola fragilità. Seppur con le dovute cautele, è importante recuperare i rapporti con le persone, mantenendo il giusto rispetto per i nostri tempi personali. Siamo esseri relazionali e necessitiamo di contatti umani per vivere al meglio.

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