Il ritiro sociale in adolescenza

Un blocco evolutivo nel processo di crescita

L’adolescenza coincide con un periodo critico dell’essere umano. Spesso si configura come un processo caratterizzato da una buona dose di sofferenza, relativa alle grandi modificazioni sul piano corporeo, emotivo, sociale e identitario. Se tutti questi cambiamenti non ricevono un giusto spazio di elaborazione, possono emergere delle problematiche a livello psicologico: tra le più diffuse vi è il ritiro sociale.

Che cos’è il ritiro sociale?

Il ritiro sociale è attualmente molto diffuso soprattutto nei Paesi più industrializzati. Questi si caratterizzano per sistemi educativi poco flessibili, precarietà lavorativa, scarsa mobilità sociale giovanile e un vasto utilizzo di internet e giochi online.

Il fenomeno del ritiro sociale assume diversi nomi a seconda della cultura. In Giappone, per esempio, viene chiamato Hikikomori, termine coniato da Saito nel 1998, che significa “ritiro in casa”. Il termine Hikikomori fa riferimento a una categoria di giovani che, piuttosto che vivere nel mondo reale, si rifugia nella propria casa per lunghi periodi, spesso creandosi una realtà virtuale oppure, nei casi più gravi, eliminando ogni tipo di contatto con il mondo esterno.

Più in generale, si può utilizzare il termine NEET (Not in Education, Employment or Training). Nato in Inghilterra, l’acronimo è diffuso oggi per definire quella fascia di popolazione giovanile che appare sospesa. Con ciò si intende che essa non è impiegata né in attività lavorative o formative, né è alla ricerca attiva di occupazione.

Si tratta quindi di ragazzi che, durante il periodo adolescenziale, non riescono a fronteggiare le sfide della crescita e trovano nell’isolamento l’unica soluzione possibile. Tutto questo costringe loro a ridurre al minimo i contatti con gli altri e, in molti casi, anche ad abbandonare il percorso scolastico, andando così a gravare sulle proprie possibilità lavorative future. Nonostante la mancanza di contatti sociali reali, è comune per chi vive in una condizione di ritiro sociale la costruzione di un’identità virtuale in rete.

Quali sono le caratteristiche del ritiro sociale in adolescenza?

In primo luogo, è importante sottolineare che non tutte le situazioni di isolamento sfociano nel ritiro sociale! Ad esempio, un comportamento tipico dei ragazzi alle prese con la costruzione della propria identità e dei propri spazi è chiudersi in camera per ore, impedendone l’ingresso agli altri familiari. In questi casi non dobbiamo allarmarci, anzi. Questo comportamento, infatti, ci fa ben capire che il ragazzo o la ragazza stanno cercando di crescere e di svincolarsi dalle proprie figure genitoriali.

Le caratteristiche del ritiro sociale

Per quanto riguarda le caratteristiche di questo fenomeno, il criterio fondamentale da tener presente è la dimensione temporale. Infatti, per poter parlare di ritiro sociale, l’individuo deve aver trascorso un periodo di isolamento di almeno sei mesi. Durante questi mesi i contatti con amici, compagni di scuola e genitori vengono ridotti totalmente o in parte. Inoltre, un comportamento che spesso si presenta è l’inversione del ritmo sonno-veglia. Per evitare gli scambi sociali con i propri familiari, infatti, il ragazzo sta sveglio la notte.

L’inversione dei ritmi circadiani si traduce anche in una confusione dei tempi che scandiscono il giorno e la notte, portando spesso a vivere in un tempo sospeso e allungato. Questo tempo viene per lo più vissuto su internet, dove gli adolescenti ritirati costruiscono relazioni virtuali attraverso giochi online, chat e social network. È vero che da un lato questo aspetto può generare una buona dose di preoccupazione nei genitori. Tuttavia, dall’altro lato, la dimensione virtuale può essere un elemento salvifico per l’adolescente. Infatti gli consente di mantenere un contatto relazionale, seppur virtuale.

Quali sono i motivi del ritiro sociale in adolescenza?

Un elemento importante per comprendere l’origine di questa problematica riguarda il diffuso senso di vergogna che viene sperimentato da chi vive in una condizione di ritiro sociale. Questo vissuto emotivo è legato principalmente a due fattori.

Il primo è un senso di inadeguatezza nei confronti delle aspettative dei genitori e della società, vissute come soffocanti e opprimenti. Il secondo, invece, riguarda un senso di vergogna associato a una difficoltà a elaborare i cambiamenti corporei tipici di questa fase evolutiva. Il corpo che cambia forma, infatti, può essere vissuto con disagio, soprattutto se paragonato a modelli proposti dalla società, spesso falsati e inarrivabili. A queste richieste l’adolescente risponde sottraendo il proprio corpo allo sguardo altrui.

Le cause del ritiro sociale

I motivi principali del ritiro sociale sono da ricondurre a un blocco evolutivo che l’adolescente sperimenta quando non riesce a rispondere adeguatamente alle difficoltà tipiche della fase di vita che sta attraversando. Succede così che l’adolescente inizia a sperimentare vissuti di inadeguatezza e vergogna. Questo perché non si sente all’altezza delle aspettative dei genitori e della società.

Una buona dose di responsabilità deriva anche dal modello sociale con cui i giovani si trovano a confrontarsi, fondato su immagini di successo e di popolarità. Tuttavia, l’adolescente si ritrova ora con un corpo che causa vergogna, perché percepito goffo, brutto, non all’altezza del modello vincente e incapace di realizzare le promesse instillate in lui fin dall’infanzia. Per questo motivo, l’adolescente sente il bisogno di rispondere a questo disagio negando il proprio corpo, facendolo scomparire alla vista degli altri, trovando rifugio in un luogo sicuro.

Hikikomori, adolescenti e ritiro sociale
Hikikomori, adolescenti e ritiro sociale

Come aiutare i giovani a uscire dall’isolamento?

Spesso è difficile aiutare i propri ragazzi ritirati in casa proprio a causa del loro rifiuto nell’entrare in relazione. Per questo motivo è utile superare gli approcci tradizionali. Trattandosi di adolescenti che rifiutano il contatto fisico, è perciò difficile costruire con loro un’alleanza. Quindi è fondamentale utilizzare mezzi alternativi, come ad esempio gli strumenti informatici, per comunicare e cercare una via di accesso.

È importante, infatti, non eliminare internet o i giochi su cui passano molto tempo. Essi rappresentano infatti l’unica via con cui questi adolescenti sono ancora in contatto con il mondo esterno, anche se in una realtà virtuale. Proprio da qui è necessario partire per impostare un percorso di recupero delle abilità sociali e di problem-solving. Perciò, è molto importante comunicare il proprio interesse nei confronti di questo mondo alternativo in cui il ragazzo passa la maggior parte del suo tempo. Ad esempio si possono raccogliere informazioni sui personaggi dei vari videogiochi o delle serie televisive, capire le storie raccontate e le dinamiche relazionali che emergono. Conoscere questi elementi può aiutare a comprendere meglio in chi o in che cosa il ragazzo si sta identificando. Da ciò si potrebbero ricavare quei bisogni e desideri che l’adolescente non riesce a vivere nel mondo reale.

Inoltre, è auspicabile un lavoro in sinergia tra famiglia e scuola, per far sentire al ragazzo la propria vicinanza emotiva e comunicare un messaggio di ascolto a-giudicante. Infatti, la scuola e la famiglia svolgono un ruolo significativo nello sviluppo dei comportamenti di ritiro sociale. Quindi sono importanti per impostare dei percorsi di recupero, favorendo una nuova conquista di fiducia reciproca.

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