L’ANSIA DA PRESTAZIONE IN ETA’ GIOVANILE

Ansia da prestazione in età giovanile

ANSIA DA PRESTAZIONE: essere bravi, prendere ottimi voti, avere successo in tutto quello che facciamo. Si cresce così nella società moderna. Fin da piccolissimi veniamo investiti di aspettative di riuscita da parte di genitori e parenti.

È assolutamente normale volere il meglio per i propri figli, spronandoli a migliorare. Tuttavia, è importante non eccedere nel caricare i ragazzi di attese, perché a lungo termine il rischio è quello di generare uno standard ideale troppo elevato, che non farà altro che alimentare vissuti di ansia e stress.

Quante volte abbiamo visto giovani bloccarsi nel dare gli esami universitari? E magari non a causa di un mancato impegno dal punto di vista formativo, quanto più per l’ansia di essere giudicati e soprattutto di ricevere un giudizio negativo. Quante volte abbiamo sperimentato la voglia di non presentarci al lavoro o di evitare alcune situazioni di fronte a delle scadenze importanti?

Nel momento in cui tali manifestazioni diventano persistenti e influiscono sul nostro normale funzionamento potremmo trovarci a vivere una vera e propria ansia da prestazione.

ANSIA DA PRESTAZIONE: COME SI MANIFESTA?

Pretendere sempre risultati eccellenti non ammettendo cadute o errori, preclude la possibilità di fare tesoro dei propri sbagli e di apprendere dall’esperienza. Quello che sta accadendo alle nuove generazioni deriva proprio da un iperinvestimento di aspettative che conduce alla ricerca della perfezione. La conseguenza è che di fronte alla non riuscita si entra in uno stato di crisi, che spesso genera dei blocchi nel superare le difficoltà. Da ciò deriva che i giovani non sono allenati al fallimento e sviluppano sempre più spesso delle forme di ansia legate al confronto con sé stessi e con gli altri.

L’ansia da prestazione si modifica con il variare dell’età: in adolescenza tipicamente essa si manifesta per lo più in ambito scolastico. Appare, ad esempio, quando ci si trova ad affrontare un’interrogazione o un compito in classe, o anche durante le gare di tipo sportivo. Più avanti con gli anni, in età giovanile, le situazioni percepite come stressanti sul piano della performance si modificano e appartengono per la maggior parte al mondo universitario e alla carriera lavorativa. Gli esami universitari, il parlare in pubblico, l’esporre i risultati di un proprio lavoro di fronte ad altri, implicano una notevole attivazione emotiva.

Anche il confronto con gli altri può sollecitare livelli elevati di ansia. Le situazioni sociali, che divengono sempre più importanti in età giovanile, possono essere connotate da ansia di prestazione, soprattutto nel momento in cui ci si sente sottoposti al giudizio degli altri.

Come può essere definita l’ansia da prestazione?

L’ansia da prestazione può, quindi, essere definita come una preoccupazione eccessiva e sproporzionata per una situazione imminente o futura, in cui al soggetto è richiesta una specifica performance. A tale stato emotivo si aggiungono spesso timori di risultare inadeguati, impacciati e di fallire. Inoltre, spesso si evidenziano sintomi quali stress, irritabilità, insonnia e manifestazioni psicosomatiche che possono aumentare d’intensità con l’avvicinarsi della prova che il soggetto deve compiere. Proviamo a pensare a quante volte ci siamo trovati con lo stomaco in subbuglio prima di un esame o di una prova importante, oppure ci siamo trovati con forti mal di testa preparando un lavoro o una presentazione importante? Spesso, l’attivazione ansiosa non trova un solo canale per esprimersi colpendo non di rado il nostro organismo a livello fisiologico.

Questo disturbo può essere molto invalidante perché genera un’impossibilità di mobilitare pienamente le proprie risorse e di rispondere al meglio alle sfide che si presentano nella quotidianità.

LA PAURA DEL FALLIMENTO

L’ansia da prestazione si traduce in una profonda angoscia del fallimento. Sempre più spesso adolescenti e giovani subiscono un arresto evolutivo nel momento in cui tutte le aspettative di cui sono stati investiti fin dalla tenera età non trovano conferme in ciò che si è realmente.

Questa paura è un’eredità che proviene dalla cultura della nostra società sempre più improntata sull’individualismo, poco attenta ai bisogni emotivi e sempre più incentrata sulla competizione e sul successo, portandoci così a sviluppare un confronto continuo con gli altri, i quali vengono visti come dei nemici piuttosto che risorse in cui trovare sostegno e possibilità di collaborazione.

Diffusione dei Social Network

Una considerazione particolare relativa soprattutto al mondo dei giovani è relativa alla diffusione dei social network. Questi strumenti rappresentano delle vere proprie vetrine in cui è possibile mostrare agli altri solamente la parte di sé migliore, nascondendo le proprie imperfezioni o punti deboli, costruendo una realtà virtuale vincente che spesso ha poco a che fare con il proprio sé reale. Succede così che la popolarità sui social tra i giovani si traduce in un’immagine di sé falsata, basata sul continuo confronto competitivo con gli altri, con un continuo sforzo nel dare agli altri una visione di sé invidiabile. Non è raro tra gli adolescenti che il mancato riscontro sui social, determini sensazioni di disagio, inadeguatezza e fallimento che deriva dal bisogno che tutti noi abbiamo di essere visti e di ricevere degli sguardi di ritorno benevoli, che confermino il nostro valore.

ANSIA DA PRESTAZIONE: COSA FARE PER MIGLIORARE LA SITUAZIONE?

Ci sono differenti strategie che possiamo attuare nel momento in cui ci rendiamo conto di vivere stati di ansia eccessivi relativi alle prestazioni.

Valorizzare il nostro impegno

  • Per prima cosa è importante saper valorizzare positivamente il nostro impegno. Dobbiamo, quindi, premiare l’impegno e la costanza che investiamo nel raggiungere i nostri obiettivi più che considerare solamente il risultato ottenuto. Ciò significa che anche di fronte a degli insuccessi saremo orientati maggiormente all’esperienza fatta, a quello che abbiamo vissuto nel percorso, piuttosto che considerare solamente l’esito finale.

Porsi obiettivi realistici

  • In secondo luogo, un altro aspetto che può aiutarci riguarda il porsi degli obiettivi realistici. Più, infatti, ci prefiggiamo delle mete alla nostra portata meno sentiremo la pressione della prestazione. È inevitabile che ognuno di noi abbia delle inclinazioni specifiche, ad esempio, c’è chi è più portato per le discipline scientifiche, chi per quelle umanistiche, chi è più portato nello sport e chi invece è più portato ad avere ruoli di leadership a livello lavorativo. Ne risulta che maggiore è la consapevolezza di sé stessi, maggiore sarà anche la possibilità di perseguire obiettivi adeguati alle proprie caratteristiche.

Limitare il paragone con gli altri

  • Altra strategia utile può essere quella di limitare il paragone con gli altri. Spesso, sperimentiamo ansia da prestazione nel momento in cui osserviamo i risultati degli altri, vivendo con sofferenza la possibilità di fare peggio o addirittura non riuscire completamente nella prova che dovremo affrontare.

Tollerare gli insuccessi

  • Infine, è utile migliorare l’arte di tollerare gli insuccessi. È difficile accettare di non essere infallibili: espone noi stessi ad una condizione di vulnerabilità e fragilità. Tuttavia, divenire consapevoli di queste parti di noi non perfette, ma perfettibili, ci pone di fronte all’evidenza che un insuccesso, altro non è che un’esperienza da cui possiamo trarre degli insegnamenti. È fondamentale assumersi il rischio di sbagliare, tenendo bene a mente che errare è umano e rappresenta anche una delle migliori forme di apprendimento.

CONCLUSIONE

Ti senti in ansia? Pensi di volere maggiori informazioni? Non esitare, contattaci!!

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