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Lo stalking

Quando parliamo di stalking ci riferiamo a una forma di aggressione portata avanti da un soggetto, definito stalker o persecutore, che con modalità ripetitive e assillanti irrompe nella quotidianità di un altro individuo, definito vittima o perseguitato, arrecandogli disagi fisici e psichici.

STALKER?

Si potrebbe descrivere uno stalker come una persona che attua comportamenti insistenti, non tollerando i rifiuti o le separazioni e, soprattutto, negando la realtà che vive. Lo stalker desidera, ad ogni costo, avere un contatto con la sua vittima, spesso una ex fidanzata o una persona che già conosce, indipendentemente dal volere di questa persona. Accade, come riportano le cronache, che nella maggioranza dei casi sia una donna l’oggetto di molestia. Lo stalker presenta una fissazione ideo-affettiva nei confronti della vittima, agisce comportamenti ossessivi come la sorveglianza e il controllo nella ricerca di una perenne “vicinanza” ostacolando, o sarebbe meglio dire negando, la libertà e la dignità della vittima. La persecuzione messa in atto diviene, allora, la continuazione della relazione che, nei fatti, si è interrotta. Oliverio Ferraris sostiene a riguardo che la vittima “dovrebbe” compensare delle carenze personali, affettive e sociali del persecutore.
Lo stalker non è, infatti, in grado di entrare in reale sintonia con il partner che vorrebbe accanto a sé, non riesce a relazionarsi in modo efficace ed equilibrato.

PATOLOGIA DELLA RELAZIONE

E’ bene sottolineare che il fenomeno dello stalking non necessariamente rientra in un quadro psicopatologico definito, come quello dell’erotomania o del disturbo borderline di personalità, non è un fenomeno omogeneo, i molestatori possono non soffrire di patologie francamente psichiche.
Tra lo stalker e la sua vittima esiste una disparità a livello percettivo sul significato e sull’intensità della relazione, da cui deriva la difficoltà nel riconoscere la non correttezza dei propri comportamenti.
La relazione che intercorre tra persecutore e perseguitato non si fonda sulla reciprocità ma sul bisogno esasperato del molestatore che percepisce il rifiuto e la distanza prodotte dalla vittima come una fonte di minaccia troppo grande per sè.

QUALI SONO, NEL DETTAGLIO, I COMPORTAMENTI CHE PUO’ METTERE IN ATTO UNO STALKER?

Tutti i comportamenti dello stalker condividono caratteristiche di tipo persecutorio, in grado di generare paura e angoscia nella vittima.  E’ possibile, allora, che lo stalker scriva sms, lettere, mail o inoltri chiamate a qualsiasi ora del giorno e della notte, oppure che diffonda messaggi diffamanti sui social network fino ad investigare su come la vittima trascorra le sue giornate. Può danneggiare oggetti o proprietà, può minacciare il suo perseguitato o le persone che gli sono care, compiere aggressioni fisiche e sessuali.

L’IMPATTO DELLO STALKING SULLA VITTIMA

Circa l’80% delle vittime sperimenta ansia e apprensione a seguito dello stalking e un terzo delle vittime va incontro a una diagnosi di Disturbo Post-Traumatico da Stress. Gli ostacoli, le intrusioni che lo stalker compie nei confronti della vittima inducono in quest’ultima un forte senso di perdita del controllo, minandone la fiducia, la sicurezza in sé e la sicurezza nell’ambiente in cui vive. Anche le relazioni interpersonali possono esserne danneggiate, il timore e l’aumentata sensibilità incombono come un grosso macigno sulla vittima. C’è chi si sente in colpa per la condizione in cui si trova ritendendo, erroneamente, che le molestie siano causate da qualcosa che hanno detto o fatto, ricordando così la dinamica che intercorre tra le donne maltrattate e il proprio compagno/carnefice.

CONCLUSIONI

E’ importante per chi vive una situazione di stalking, trovare il modo e lo spazio per comunicare il malessere e il timore che si sta sperimentando. Non si è mai colpevoli o sbagliati perché vittime di uno stalker, nulla di ciò che si è detto o che si è fatto può scatenare una tale condizione, occorre però intervenire il prima possibile per mettere fine alle molestie del persecutore e per ritrovare la giusta serenità. Lo stalker, ricordiamo, non è in grado di rapportarsi empaticamente alla sua vittima, non riesce a cogliere nello sguardo altrui emozioni conosciute e riconducibili all’altro, ogni sguardo o percezione della vittima viene distorta al fine di prevaricare e limitare l’altro, non rendendosi conto che l’altro, ovvero la vittima, non desidera ciò che le viene inflitto.

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